IN PUNTA DI MATITA & DI PENNELLO

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Monica Sori

Scrivere o dipingere? Sono “nata” giornalista e non posso fare a meno di comunicare anche con la parola.
In questo blog voglio portarvi nel mio mondo, fatto di arte, racconto ed esplorazione.

Il primo lockdown a Milano
Milano, le strade vuote.

Pittura e lockdown

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È passato un anno dalla prima chiusura. È stato un anno difficile sì, ma anche un lungo periodo di riflessione che certamente ha rappresentato un momento positivo nel mio percorso d’arte. Ho voluto fare un punto su quanto ho prodotto in questi ultimi dodici mesi, sui miei quadri e su ciò che raccontano di me e delle mie emozioni, nelle diverse fasi della pandemia. Quello che emerge dalla pittura è soprattutto un forte desiderio di nuova libertà. Volete qualche esempio?


Le mura in zona rossa

Durante il lockdown vero e proprio ho dipinto… i muri. Quelli che vedevo fuori dalla finestra. Come Corte a Milano, primavera e Corte a Milano, neve, che rappresentano uno stesso angolo della città, anzi di casa mia, in differenti stagioni. Purtroppo, sono stati dipinti entrambi in fasi di chiusura. È interessante vedere come cambiano le sensazioni, più dei colori. C’è più speranza nella versione della scorsa primavera, quando lo starsene chiusi in casa, almeno per me, era un evento talmente nuovo da essere interessante e positivo!

I sogni in zona arancione

Quando non avevo spunti intorno a me, mi sono concentrata sui sogni. Non incubi, non sofferenza, semmai un forte bisogno di socialità. Lo si capisce soprattutto da In sogno, un quadro su cartoncino dipinto con tecniche miste, tra cui il collage di vecchi lavori “perduti”, che qui hanno trovato una nuova vita. Ma anche Nel bosco è un dipinto che nasce da un soggetto onirico. E così pure In volo, un acrilico su tavola di legno che rappresenta un uccello in fuga verso la libertà.

I cieli in zona gialla

Nei momenti di maggiore apertura sono nati, invece, Buio e Luce, due tele dipinte a olio che rappresentano un cielo durante un temporale e quando poi si rasserena. Sono stati dipinti come se fossero un’unica tela, ma possono anche essere guardati separatamente. Senza volerlo, me ne accorgo ora a distanza di tempo, il gesto pittorico è stato quasi brutale, rabbioso, ma anche libero da ogni costrizione. Ho dipinto senza usare i pennelli, quasi esclusivamente con una grossa spatola da muratore. Potevo concentrarmi sulla terra, invece ho scelto di rappresentare l’infinito del cielo. Lo stesso cielo di Tramonto e Toscana, tra colori infuocati ed altri più tenui. La terra sotto c’è, ma è nell’aria che volevo perdermi.